[Bozza]
Il “consenso” popolare è una droga bizzarra: quando la assumi ti senti onnipotente. Gli effetti però sono gli stessi degli psichedelici: delirio d’onnipotenza, manie di persecuzione, atteggiamenti ossessivo – compulsivi, comportamenti senza senso.
Ecco in sintesi, quello che accade a Mick Onsent (nome di fantasia). In Italia il mandato del popolo ha meno senso che altrove: lo dimostra l’avvento del fascismo, lo dimostrano gli scandali DC e PSI, lo scrisse già Manzoni 2 secoli fa, pur restando quanto mai attuale.
Per fortuna che c’è la Costituzione. E che esiste ancora qualche giudice illuminato che la interpreta nella sua ratio più intrinseca, non lasciandosi trascinare dalle mode del momento. La Costituzione è frutto, infatti, dell’esperienza maturata dal ventennio fascista. Lo dimostra l’equilibrio tra i poteri, la libertà concessa ai cittadini, il sentimento garantista che la pervade tutta. Il solo pensiero che questa Costituzione possa accettare che un uomo solo, che rappresenta il Governo (esecutivo) e domina la maggioranza in parlamento (legislativo) possa essere al di sopra della legge non è neanche lontanamente da prendere in considerazione.
Mick Onsent (nome di fantasia) ha tentato di mandare in cortocircuito la Costituzione. La scintilla c’è stata, flebile, ma contro di lui. Sono intimamente convinto che si debba dire grazie all’arringa del suo avvocato. I giudici inizialmente erano incerti. Il lodo certo era un’anomalia, ma poteva essere salvato prevedendo alcune modifiche che non liberassero il premier per sempre dai processi, oppure che raddoppiasse i tempi di prescrizione, per contemperare l’azione “serena” di governo con l’obbligatorietà dell’azione penale da parte dei pm. E’ probabile, e sacrosanto, che quando i giudici abbiano ascoltato l’intervento dell’avvocato “la legge è uguale per tutti ma non la sua applicazione” abbiano compreso (giustamente) che l’intento del lodo non era tutelare una figura (il capo del governo) ma quella persona (pluri-indagata, peraltro) specifica. Da qui, l’interpretazione più rigorosa della Costituzione e la “serrata della Consulta”.
Il principio della presunzione di innocenza, ricordiamolo, prevede che il cittadino venga considerato innocente fino a che la sentenza di condanna definitiva non sia passata in giudicato. Questo non significa, tuttavia, che il cittadino non debba essere processato e giudicato. Non sarebbe civile. Non sarebbe, appunto, conforme alla costituzione.
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