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Forme di outing moderno

Wednesday, October 21st, 2009

[Bozza]

Si potrebbe definire “outing”. Impropriamente, certo, ma quantomai affine.

Si è sempre saputo che l’economia svizzera non potesse basarsi solo sul turismo e sull’agricoltura. Apprezzabili, sì, ma dallo scarso valore aggiunto. Si è sempre parlato di finanza, supporto all’evasione fiscale (di altri Paesi, loro, all’interno, non perdonano) e segreto bancario. Si parlava, con un po’ di omertà e molto timore reverenziale: qualcosa che tutti facevano ma guai ad ammetterlo, tipico del perbenismo nostrano. Ecco, quindi, che uno scudo fiscale discutibile, immorale e, per certi aspetti, criminale fa tremare prima la Svizzera dell’italianità diffusa. Perché l’italiano è in primis cattolico, poi cristiano, poi, forse, cittadino. Quindi non importa se l’evasore ha sottratto fondi allo stato, evadendo le imposte (l’evasione fiscale, a parità di servizi, incrementa il debito pubblico) e attentato alla stabilità del Paese (il rischio – paese è dato anche dal rapporto di indebitamento), noi pratichiamo il perdono: non quello autentico, i clandestini (una minima parte) vengono respinti e rimpatriati (così dicono, poi stanno tutti nelle stazioni), gli evasori, invece, vengono accolti a braccia aperte come salvatori della patria. Da bravi cattolici non ci priviamo della vendita delle indulgenze. La Svizzera, tuttavia, rischia di sgonfiarsi come un palloncino (link qui). Da qui la serrata dei Cantoni (link qui) che hanno dato ospitalità (e sepoltura) a quel “padre” del federalismo che è tanto caro ai padani (Cattaneo).

3collinette, da parte suo, forte del consenso di Mick Onsent (link qui) lancia frecciatine a sostegno del posto fisso (link qui). Attenzione, qui la demagogia può essere devastante per il Paese. Si tratta dell’ennesimo alibi per non affrontare l’urgenza della riforma degli ammortizzatori sociali. Tanti, troppi disoccupati, abbandonati a se stessi: si chiama welfare mediterraneo (link qui), in cui un lavoratore disoccupato, o un giovane precario, possono sempre contare sulla famiglia e sulla propria rete di relazioni per campare sbarcando il lunario. Sulla famiglia, sempre, mai sullo Stato. Così si uccide l’imprenditoria: il Paese ha bisogno di mobilità territoriale, culturale e sociale. Servono, però, strumenti codificati per cui chi perde il proprio impiego venga sussidiato (per qualche mese, ne bastano 3-6) mentre viene affidato a un programma di formazione, aggiornamento o riconversione professionale. Questa è mobilità sana, il messaggio di Giulietto (nome di fantasia) è pura demagogia: siamo liberi di agire come crediamo, il popolo, tanto, è con noi. Aggiungo io: quo usque tandem?

Non è la mobilità in sé a generare precarietà: lo è, invece e guarda caso, l’operato di una certa classe “dirigente” che genera illusioni e aspettative anacronistiche, affidandosi laconicamente a un lontano passato piuttosto che prendere coraggio ed affrontare il futuro, e ancor più coraggio serve per affrontare il presente.

Come cantava qualcuno: “se cerco (3collinette), lo vedo: il mondo va veloce e tu stai indietro!”

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