Fa sorridere, con tanta ironia e non poco sdegno, l’arringa “difensiva” di Niccolò, avvocato, quando esclama con l’enfasi che più gli è propria che sì, “la legge è uguale per tutti” ma “certamente, non la sua applicazione”. Vale a dire: osservate voi, poveri illusi, noi siamo i potenti.
L’eco, disarmante, di questa frase rimbomba e pervade gli animi di tutti coloro che credono nel fondamento della democrazia: qualunque cittadino, ricco o povero, è uguale davanti alla legge: potente, nell’esercizio di un diritto, soccombente, qualora abbia cagionato un torto.
Che questo non sempre accada, ahinoi, lo avevamo capito da tempo. Che a dirlo fossero persone vicine a personaggi di “spicco” del Governo, però, non lo immaginava davvero nessuno. Quanta sfrontatezza! Quale arroganza!
Deve aver sorpreso anche la Consulta se, a quanto si apprende, ha bocciato il lodo Alfano, tacciandolo di incostituzionalità. Addirittura in due punti: mancata previsione in norma di rango costituzionale e violazione del principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Vale a dire: non solo un soggetto (o alcuni, che dir si voglia) verrebbe a godere di illeciti vantaggi, ma questo “diritto” o “beneficio” gli sarebbe arrogato da se stesso (maggioranza parlamentare) e non dal popolo sovrano (attraverso le maggioranze richieste per una riforma costituzionale).
Delude, non poco, il panorama offerto dal centro sinistra: una desolazione disarmante. Non solo non erano in parlamento per sfiduciare il governo (cosa che un’opposizione in disappunto dovrebbe fare) ma ancora oggi ha ribadito la propria incapacità e inadeguatezza di fronte a un attentato ai principi fondamentali della democrazia.
La legge non sarà uguale per tutti ma, forse, la sua applicazione sì
Wednesday, October 7th, 2009[Bozza]
Fa sorridere, con tanta ironia e non poco sdegno, l’arringa “difensiva” di Niccolò, avvocato, quando esclama con l’enfasi che più gli è propria che sì, “la legge è uguale per tutti” ma “certamente, non la sua applicazione”. Vale a dire: osservate voi, poveri illusi, noi siamo i potenti.
L’eco, disarmante, di questa frase rimbomba e pervade gli animi di tutti coloro che credono nel fondamento della democrazia: qualunque cittadino, ricco o povero, è uguale davanti alla legge: potente, nell’esercizio di un diritto, soccombente, qualora abbia cagionato un torto.
Che questo non sempre accada, ahinoi, lo avevamo capito da tempo. Che a dirlo fossero persone vicine a personaggi di “spicco” del Governo, però, non lo immaginava davvero nessuno. Quanta sfrontatezza! Quale arroganza!
Deve aver sorpreso anche la Consulta se, a quanto si apprende, ha bocciato il lodo Alfano, tacciandolo di incostituzionalità. Addirittura in due punti: mancata previsione in norma di rango costituzionale e violazione del principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Vale a dire: non solo un soggetto (o alcuni, che dir si voglia) verrebbe a godere di illeciti vantaggi, ma questo “diritto” o “beneficio” gli sarebbe arrogato da se stesso (maggioranza parlamentare) e non dal popolo sovrano (attraverso le maggioranze richieste per una riforma costituzionale).
Delude, non poco, il panorama offerto dal centro sinistra: una desolazione disarmante. Non solo non erano in parlamento per sfiduciare il governo (cosa che un’opposizione in disappunto dovrebbe fare) ma ancora oggi ha ribadito la propria incapacità e inadeguatezza di fronte a un attentato ai principi fondamentali della democrazia.
Scandaloso anche Umberto (link qui)
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