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Sembrerebbe il titolo di un romanzo, e forse sarebbe anche azzeccato. Questa politica italiana non piace a nessuno.
L’accordo Alitalia s’è fatto, siamo a poche ore dalla ratifica finale. Tra qualche ora Silvio comincerà a pavoneggiarsi sproloquiando i suoi (in)successi e nascondendo tutta la debolezza dimostrata finora.
Sembra che torni Air France. A breve vi proporrò anche una stima di quanto ci costerà lo scherzetto dell’italianità. 3250 esuberi. Tutti con una probabile indennità di 7 anni. Vuol dire che queste persone, se resteranno ufficialmente disoccupate ma lavoreranno in nero, vivranno per 7 anni con due stipendi di cui uno interamente a carico dei contribuenti.
L’eredità politica di Alitalia
Lascia un parlamento spaccato. Coi due leaders di coalizione che non si parlano (link qui). Tra i due Silvio sta mostrando la sua infantilità. Offeso verso chi non l’ha accontentato. Il compagno di merende, Giulietto si è eclissato. Nessuno lo ha più visto né sentito. Col commissariamento, si disse, le sue competenze erano finite. Trasferite al commissario e ripartite tra i Ministeri del Lavoro e delle Sviluppo economico con una spruzzatina di Welfare. Carneade, invochiamo con affetto. Perchè lascia davvero perplessi il fatto che il titolare dell’Economia, colui che gestisce i flussi di denaro pubblico e le partecipazioni statali, il vero custode del Patrimonio (leggi: tesoro) collettivo sia sparito in maniera cosi deplorevole. Perchè quel 30% di azioni Alitalia che detiene Giulio in nome del Popolo Sovrano è un valore che si è consumato negli ultimi 10 anni. Pugnalata dopo pugnalata.
La vicenda Alitalia ci lascia un futuro Presidente della Repubblica: Zio Gianni, il fedelissimo.
I sindacati han firmato l’accordo con qualche modifica: tutto sommato possono ritenersi soddisfatti di aver salvato la faccia con la loro base elettorale (link qui).
Parsimonia nell’era dell’austherity
Dopo il monito del Fondo Monetario Internazionale (link qui) viene da chiedersi quale futuro attende l’italietta. Se anziché valorizzare le risorse si bruciano miliardi di denaro pubblico, in un’economia che ristagna, non si può essere ottimisti.
Quella logica dell’ultimatum
L’America minaccia una recessione (link qui) ma si tratta di un modo per forzare la mano su un pacchetto di rilancio dell’economia che potrebbe avere effetti devastanti. Un programma ambizioso e corpulento va sicuramente varato, ma le finalità debbono essere differenti. Bisogna ridare fiducia a consumatori e imprenditori, assicurare trasparenza e stabilità al sistema finanziario, affiancando nuovi controlli ai superstiti e condannando e rimuovendo la vecchia guardia, responsabile della devastazione. Il Pacchetto Bush-Paulson-Bernanke invece si limita ad utilizzare lo Stato e il Tesoro per fornire una ricca dotazione di denaro (pubblico) i soggetti finanziari che più hanno barbaramente speculato negli ultimi anni. Il tutto senza stabilire risarcimenti (anche ex-post) e senza punirne i responsabili. Questo ovviamente non piace ai democratici che, cavalcando l’onda dei nuovi consensi, preparano la controffensiva. Mai come in questo momento il messaggio di Obama per un cambiamento si rende vivo e raccoglie i bisogni degli americani. Mentre la Palin rivela pian piano tutte le contraddizioni repubblicane.
La legge non sarà uguale per tutti ma, forse, la sua applicazione sì
Wednesday, October 7th, 2009[Bozza]
Fa sorridere, con tanta ironia e non poco sdegno, l’arringa “difensiva” di Niccolò, avvocato, quando esclama con l’enfasi che più gli è propria che sì, “la legge è uguale per tutti” ma “certamente, non la sua applicazione”. Vale a dire: osservate voi, poveri illusi, noi siamo i potenti.
L’eco, disarmante, di questa frase rimbomba e pervade gli animi di tutti coloro che credono nel fondamento della democrazia: qualunque cittadino, ricco o povero, è uguale davanti alla legge: potente, nell’esercizio di un diritto, soccombente, qualora abbia cagionato un torto.
Che questo non sempre accada, ahinoi, lo avevamo capito da tempo. Che a dirlo fossero persone vicine a personaggi di “spicco” del Governo, però, non lo immaginava davvero nessuno. Quanta sfrontatezza! Quale arroganza!
Deve aver sorpreso anche la Consulta se, a quanto si apprende, ha bocciato il lodo Alfano, tacciandolo di incostituzionalità. Addirittura in due punti: mancata previsione in norma di rango costituzionale e violazione del principio di uguaglianza tra tutti i cittadini. Vale a dire: non solo un soggetto (o alcuni, che dir si voglia) verrebbe a godere di illeciti vantaggi, ma questo “diritto” o “beneficio” gli sarebbe arrogato da se stesso (maggioranza parlamentare) e non dal popolo sovrano (attraverso le maggioranze richieste per una riforma costituzionale).
Delude, non poco, il panorama offerto dal centro sinistra: una desolazione disarmante. Non solo non erano in parlamento per sfiduciare il governo (cosa che un’opposizione in disappunto dovrebbe fare) ma ancora oggi ha ribadito la propria incapacità e inadeguatezza di fronte a un attentato ai principi fondamentali della democrazia.
Scandaloso anche Umberto (link qui)
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